Il disco della maturità di chiello.
Dopo un passo falso come “Scarabocchi” serviva ripartire, e l’ex membro degli FSK riparte benissimo, con un progetto che suona acido e malinconico, in cui tutte le sue influenze, sia italiane che internazionali, sono presenti ed evidenti, ma senza snaturare la sua identità artistica e, cosa più importante, restituendogli la vera penna di chiello, interessantissima nel panorama indie-pop italiano.
Oh ma quanto è bello sto album R&B di Jack Harlow che inizia con due buone canzoni e poi SEMBRANO TUTTE LA OUTRO DELLA SECONDA CANZONE MANNAGGIA AL CAZZO HO SENTITO QUATTRO CANZONI CONVINTO FOSSE UNA SOLA JACK MA TUTTO OK?
Una delle voci più belle della nostra generazione su un tappeto sonoro bellissimo.
Questo sarebbe uno stupendo mixtape di un collettivo giovane fatto per divertirsi e per farsi conoscere, se non sapessi che tutti i membri di questo gruppo (Denzel in particolare) possono fare molto di più.
Vorrei tanto che Denzel Curry riprendesse un po’ della sua parte seria per un album.
Non è tremendo, anzi sul finale si riprende molto ed inanella un paio di buone canzoni.
Ma è intrinsecamente vuoto, manca di identità, è una serie di stupende canzoni di sottofondo mentre fai altro ed Harry Styles potrebbe essere molto più di questo.
Non è così tremendo come pensassi, ma Tony prende cinque spanne da Side in ogni canzone, e fare rap dicendo “spero mia figlia non nasca di sinistra” dovrebbe essere passibile di radiazione.
Stupendo ed incredibile pull leggendario recuperato grazie a una commessa di uno stupendo negozietto di maglie metal nel mercatino delle pulci di Atene
Mi rendo conto che gli do un voto alto solo perché a livello sonoro è molto nelle mie corde, ma mi ha divertito. Se solo riuscissi ad eliminare quella dannatissima sensazione che ogni canzone mi sembra di averla già sentita fatta da qualcun altro.
La fine della vesta dei JV&B è esattamente quello che sembra. Un album per guidare nel deserto ed allontanarsi dalle sonorità di “HYPERYOUTH”, tra pezzi rilassati e citazioni agli Outkast.
Delizioso pop anni ‘80, l’unica cosa è che devo togliermi dalla testa l’immagine di Rocky che pensa alla morte del suo allenatore quando lo ascolto.
Sono di parte per carità, ma il primo vero concept album dei Gorillaz dai tempi di “Humanz” è un lavoro coi fiocchi.
Estremamente curato dal punto di vista sonoro, emotivamente carico e con una parte centrale assurdamente bella.
Adoro quando Damon e Jamie si ricordano che sono una band coi controcazzi.
È dura apprezzare un DJ Mix in cui non c’è un solo pezzo interessante, soprattutto quando estrometti il miglior remix di tutto l’album (ovvero quello stupendo di KAYTRANANDA).
Lui va come un treno e Fritu è forte, ma poteva avere quattro/cinque pezzi in meno.
Scoperta molto interessante per cui ringrazio la Boiler Room. Non la mia ciotola di cereali ma c’è tanto di buono.