Se il resto degli artisti italiani avessero l’un percento della maturità artistica di Caparezza saremmo la nazione con la musica migliore del mondo.
Dave è sempre stato tra quegli artisti che mi piacevano quando li sentivo, ma di cui non avevo ascoltato abbastanza.
Dopo “The Boy Who Played the Harp”, uno degli album più densi di scrittura che ho mai sentito e che meriterebbe di essere studiato nelle scuole, Dave è decisamente un’artista che adoro.
Pecca un po’ di ripetitività e di lunghezza, ma ciononostante l’album di debutto dei Bouganville è più che valido, anzi dimostra un talento straordinario.
Se avessi una band vorrei suonasse così.
Avevo la paura che i VAEVA si chiudessero nella nicchia della band nata e morta sui reel di instagram, ed invece il loro primo EP è la riprova di un talento che va coltivato, perché le potenzialità sono altissime, vanno solo indirizzate.
“UMANA” è una fusione di generi e voci fenomenali, in certi punti tocca il punk e la techno, in altri la scrittura pareggia i livelli migliori dell’indie italiano.
Sonoricamente ricchissimo, ho bisogno di vederli live.
Nas rappa bene, rappa benissimo, è il rapper più forte di sempre. È che le basi sono bruttine e ripetitive, i ritornelli purtroppo esistono e non basta aver Ether nell’album per renderlo bello.
Un euro sul fatto che questo album manco lui volesse farlo.
Non è brutto, solo vuoto, ed al di là di un paio di belle canzoni finisce e ti chiedi perché esiste.
Quanto rappa forte.
Pessimo 17 sta avendo una evoluzione enorme e non vedo l’ora di sentire dove andrà.
The Departed Beats realtà italiana da proteggere e tutelare, Charlie Bronson me lo segno che tra cinque anni è un nome underground di quelli pesanti.
Sudan Archives arriva nel momento perfetto perché sono nella mia fase dance/elettronica.
Ma lei è troppo per tenerla in un genere solo, e “THE BPM”, pur perdendosi un po’ sul finale, è una delle produzioni più varie e clamorose di quest’anno.
Divertentissimo.
Mai visto un album che dava così tanto vibe da “potevo fare ancora di più.”
Ozone rappa e scrive in modo unico, ha dei beat colossali ed un potenziale clamoroso, eppure mi sembra che abbia il freno a mano e che non faccia tutto quel che può fare.
E ciononostante è meglio del 90% del rap mainstream italiano.
Avete presente il sorriso imbarazzato che fate a un vostro amico che vi mostra un tik tok convinto sia la cosa più divertente del mondo e a voi non fa ridere neanche per sbaglio? Questo album.
Ho deciso che se mai un giorno vi dirò che devo andare a un concerto per sentire una band che spacca i culi sarà perché vado a vedere le Last Dinner Party.
Voglio solo far notare che quando è uscito questo album il frontman degli Arctic Monkeys aveva un anno più di me.
Mi sento un fallimento.
Avevo tanta paura che fosse solo una operazione di cash grabbing palese e spudorata.
Invece il ritorno dei Mobb Deep è un progetto curato dall’inizio alla fine, che forse in alcuni punti soffre di stanchezza e di ripetitività ma che fa al meglio ciò di cui il duo aveva bisogno: celebrare con un ultimo grande progetto la loro carriera.
L’unica spiegazione logica è che nella vita al di fuori della musica sia una delle persone migliori di sempre e i suoi amici gli vogliono così bene da dargli una carriera.
Può un album di remix essere uno dei migliori dell’album? Si, se è “Fancy Some More” di PinkPantheress.
Non tutto è rose e fiori, e non tutti i featuring della prima parte riescono a suonare bene assieme all’artista principale, ma quella seconda parte, quei remix club e quell’energia che emana vale il prezzo del biglietto.